martedì 16 settembre 2014

Minimo omaggio a Bacovia


 

Di George Bacovia, poète maudit rumeno, vicino per certi aspetti ai nostri Scapigliati, ma di loro ben più profondo nel pensiero ed originale e consapevole nello stile, nato il 17 settembre del 1881, celebro in qualche modo il genetliaco pubblicando, in una traduzione un po' libera, un testo che da anni mi ossessiona. E che mostra, fra l'altro, la posizione storica dell'autore, fra l'eredità del simbolismo più cupo, e forse anche della lunga e fosca tradizione della poesia sepolcrale, e una visione storica già quasi protesa ‒ per il senso di illusorietà e di caducità del contemporaneo, la vana attesa, amaramente ironica, di un futuro glorioso, la lucidissima e lapidaria condanna dei «crimini borghesi» che infangano i miti della civilizzazione e del progresso, la consapevolezza degli ultimi vacui fastigi di un mondo in sfacelo, infine la percezione, precocissima e stupefacente, di una possibile finis historiae ‒ verso il postmoderno (e non è casuale, allora l'ammirazione che scrittori come Stanescu e Cărtărescu manifestano per la sua opera).

Poemă finală

Eu trebuie să beau, să uit ceea ce nu stie nimeni
Ascuns în pivnita adânca, fără a spune un cuvânt
Singur să fumez acolo nestiut de nimeni
Altfel, e greu pe pământ...

Pe stradă urle viata, si moartea
Si plângă poetii poema lor vana...
Stiu...
Dar foamea grozavă nu-i glumă, nu-i vis --
Plumb, si furtună, si pustiu,
Finis...

Istoria contemporană...
E timpul... toti nervii te vor...
O, vino odată, măret viitor.

Eu trebuie să plec, să uit ceea ce nu stie nimeni
Mâhnit de crimele burgheze, fără a spune un cuvânt
Singur să mă pierd în lume nestiut de nimeni
Altfel, e greu pe pământ...

Poesia della fine

Io devo bere, obliare ciò che ciascuno ignora
Celato in fonda cava, senza dire parola
Fumare solo, a tutti ignoto ‒
Altrimenti è troppo duro esistere nel mondo...

Urla la vita per la via, e la morte
E piangono i poeti il loro poema vano...
So...
Ma non è gioco né sogno la fame feroce ‒
Piombo e tempesta e vuoto,
Ed estremo confine...

La storia contemporanea...
È il tempo...
Tutti i nervi t'invocano...
Vieni dunque una volta, tu maestoso futuro.

Io devo partire, obliare ciò che ciascuno ignora
Scosso dai crimini borghesi, senza dire una parola
Perdermi solo ovunque, a tutti ignoto ‒
Altrimenti è troppo duro esistere nel mondo...

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