venerdì 6 marzo 2015

Pietro Pancamo, "Gli intercalari del silenzio"

Offro ai lettori, da una raccolta inedita di Pietro Pancamo, questo prezioso esempio di poesia silenziaria che, del silenzio, esplora le varie dimensioni: tanto il lirismo quanto l'amarezza, sia la crepuscolare perplessità sentimentale che il pianto e il grido trattenuti a fatica, così il raccoglimento interiore come il sorriso, o la risata, beffardi e disgreganti.

L'ironia, spesso amara, o addirittura tragica, ghignante, ferale, è (come in Laforgue, o in certo Lucini) l'altra faccia del lirismo; vi è, in questo mondo poetico, una sottile dinamica esistenziale e semantica la quale lega i due elementi, i quali non possono non coesistere ed interagire.

Il simbolismo europeo, a prima ancora il romanticismo, ben sapeva che la musica è nelle pause dei suoni forse ancor più che nei suoni stessi, e che le melodie non udite, le unheard melodies, proprio perché solo immaginate o sognate, impossibili da incarnare e far risuonare per gli strumenti umani, sono più dolci di quelle udite.

Qui, però, è il silenzio stesso, indipendentemente dai suoni di cui è negazione (ma che nel contempo rende possibili, separandoli, modellandoli, scindendoli dall'indistinto), a parlare, a pronunciare il vuoto. I suoni turbano la perfezione del silenzio; l'essere, si potrebbe dire con Valéry, non è che un vizio nella purezza del non essere.

Ma l'altra faccia del silenzio è un tripudio di suoni; la poesia stessa è, come fu detto, “un silenzio rovesciato”. Tutti i suoni, tutte le voci le forme le espressioni che il silenzio racchiude in sé, fagocita, pareggia ed annulla (il rumore bianco, somma di tutti i suoni, è un soffio o un fruscio lievissimo, appena al di sopra del silenzio), esplodono in un tripudio caotico, quasi surreale, con transizioni imprevedibili e contrappunti stridenti, non appena si lacera il velo del silenzio, e ne viene schiuso lo scrigno celato.

Eppure, voci suoni forme sono sempre insidiati da quello stesso silenzio da cui nascono, e dovranno ad esso tornare, come in un ciclo apocalittico d'Alfa ed Omega. La poesia è appunto questo assiduo esorcismo del silenzio, questa sorta di creazione continua che al silenzio strappa ogni parola pronunciata e ogni istante vissuto.

(M. V.)

 

Filosofia

Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio

che smette, ogni tanto,

di pronunciare il vuoto.

Allora qualche indizio di materia

deforma l’aria,

descrivendo le pause del nulla

prima che il silenzio

si richiuda.

(Le mani s’infrangono

contro un gesto incompiuto)


Verande d’azzurro

I

Un laghetto di fumo nel cuore… Processioni di frasi lasciano calzature d’intelligenza

prima di entrare nella moschea delle bocche.

II

I profumi sorridono tra le maschere di foglie. E lettere serpentine

indossano pastrani di luce.

III

Un gregge di bagliori

alle pendici dei versi

nasconde l’Ulisse della mia ispirazione…

Canicola di gioia, tanfo d’allegria

negli sguardi ciclopici del solo occhio giornaliero. Spranghe di felicità

negli acuti del sole

e, fra verande d’azzurro, spaventapasseri di poesia…

IV

Tachicardia di vento nei vestiti: il vento, cuore del cielo…

Le nuvole sembrano covoni di luce, capanne di fieno

intorno al pagliaio del sole. Nel raspo degli alberi

festoni d’aria, e gli occhi sono brandelli di nostalgia tra festuche di tempo allegro.

Stelle filanti d’erba, pendii agitati fra la bonaccia della pianura…

V

Terra diroccata e baracche di collina. Villaggi di sole.

Dal lievito nullo di rocce azzime,

paesini salgono

pioli di luce.



Poeti

Noi che visitiamo carmi di sole

brindiamo con versi e parole.

Scriviamo sorrisi

e sentimenti in codice;

insonni di vita

andiamo sposi

ai nostri occhi.



Se la tua voce

 

Se la tua voce desidera cullarsi

nel mio cuore,

troverò i sorrisi

con la mano di un giocoliere

e i miei minuti saranno il volto di acrobazie

che, da una mano all’altra,

volano fra una mano e l’altra.

Il destinorizzonte

Stracci di sonno coprono,

masticano il corpo della notte

diafano di tenerezza;

lo avvinghiano

sinuoso di buio

– flessuoso di membra stellate –

e lo attraversano d’amore.

Poi, fosforescente,

lo sguardo della nebbia,

scosso di stanchezza,

si espande lento nel cuore

come un gas di desideri

volatilizzati.

Mentre il mio destino,

guantato dalla notte,

scende nei sobborghi dell’anima:

strade oscure di pensiero

e siepi d’amore

s’intersecano nel mio nome.

Il destinorizzonte

s’attorciglia

a questa landa di tempo.

«Chi» – si domanda –

«striscerà nella roccia del canto

la gioia, turgida

come i seni di un fiore incantato?».



Parole dal silenzio


Ricorda il mistero

che fioriva in un sospiro,

dove la morte ha tessuto il nido

come una spiaggia

di parole taciute;

come un barbaglio di sogni trasparenti,

orchestra di anime perdute.


La fuga mancata

La voce trasuda parole d’accento piagato

ma è tiepido il grido del tuo respiro,

le piaghe troppo soffocanti

perché tu abbia il fiato d’urlare.

Morire da te

è una fuga troppo leggera

per avere il sollievo.

Così

un pantano di figure

nel cuore

e il giorno s’increspa

a raccogliere il tuo soffio.


Nausea


Morbido silenzio, soffice

come una preghiera del sonno.

Il buio che adora fruscii e parole:

il buio, affannato dal mio respiro,

può solo accarezzare la

nausea di questa vita.

Nel giorno,

sputo della notte,

fiori freddi

come steli di pioggia.

Un’orma di luce

imbavaglia lo spazio.

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